Push the Button: la Seconda Serie

Riflessioni sulla Seconda Serie dell’Ashtanga Yoga

“Push the Button” è un brano dei Chemical Brothers che, da sempre, mi fa pensare alla seconda serie dell’Ashtanga Yoga.

Sarà che, per me, la Seconda Serie sembra fatta per “pestare” tutti i tasti delle mie resistenze fisiche e psichiche. Asana e transizioni di questa sequenza, dopo la “comfort zone” della Prima Serie, sono un continuo “shock” al sistema mente-corpo: inarcamenti estremi e, subito dopo, gambe dietro la testa come se piovesse. E per non farsi mancare nulla, una buona dose di equilibrismi sulle braccia.

A volerla praticare “alla carlona”, ovvero contando sempre sugli assist di un insegnante, o senza affrontare con vero impegno gli asana e abbozzando le transizioni, ci si può crogiolare nella falsa beatitudine del “pratico la seconda serie”. Ma se veramente vogliamo eseguirla “comme il faut”, ovvero secondo la tradizione, approfondendo ogni singolo asana prima di avanzare verso il successivo, dietro la supervisione di un maestro esperto che ti dice “you stop here” o, peggio, “adesso puoi andare avanti”, beh, allora è tutta un’altra storia.

Mi permetto di parlare di questa serie solo ora, dopo qualche anno dedicato a praticarla, perché con l’Ashtanga secondo me va così, ovvero è assolutamente inutile parlare di una sequenza se non l’hai “digerita” per lungo tempo. Intendiamoci, la mia Seconda non è ancora completa, ma ora finalmente posso iniziare a praticarla subito dopo Parsvottanasana, e questo mi consente di dedicarle molto più focus e molta più energia.

La Seconda Serie (Nadi Shodhana) è un viaggio attraverso il proprio sistema nervoso. Inarcamenti e flessioni estreme lavorano in profondità sulla nostra colonna vertebrale, sede di shushumna nadi, ma anche e soprattutto delle radici di tutti i principali nervi del nostro corpo. Stiamo agendo quindi con grande forza sulla comunicazione tra corpo e mente, perché i nostri nervi parlano direttamente al nostro cervello e, spesso, più che sussurrare urlano. Non per il dolore, intendiamoci, ma per le paure e le emozioni che queste posizioni sono in grado di suscitare, molto spesso a livello inconscio.

Uscire dalla Comfort Zone

Nel mio caso, la Seconda Serie “pesta” sui tasti della mia pigrizia mentale, del mio desiderio di stare nel mio guscio, di evitare le emozioni forti e i cambiamenti. Il caldo guscio della Prima Serie, che conosco così bene. Ogni mattina, quando salgo sul tappetino e so che tocca alla Seconda, c’è una vocina che mi dice “però potresti fare una Prima con particolare enfasi sui jump, e sul floating”, oppure “al limite ti fermi prima di Dvi Pada”. O ancora, scusa suprema: “ohhhh in fondo ho 57 anni!”. Insomma, la Seconda è un rollercoaster, e non è che tutti i giorni hai voglia di salire sull’ottovolante.

Eppure, salire su quell’ottovolante piano piano ti insegna a dominare le tue reazioni anche fuori dal tappetino. Scendere con sempre maggiore controllo in Kapotasana, ad esempio, oltre ad essere, nel mio caso personale di persona ipermobile con due protrusioni lombari, un vero toccasana, è anche un modo per imparare ad affrontare rabbia e frustrazione respirandoci dentro. Entrare con sicurezza in Eka Pada Sirsasana, o restare in Dvi Pada Sirsasana, o ancora camminare in Tittibhasana con la testa tra le gambe, sono un modo per imparare a mantenere la testa alta anche quando il mondo sembra volertela tirare giù.

Soprattutto, progredire in questa Serie dopo i 50 anni, dona una grande forza interiore, e la consapevolezza che tutto è possibile, se decidiamo di dedicare tempo e impegno al nostro obiettivo. E che il principale sabotatore di noi stessi risiede, come sempre, all’interno e non all’esterno. Sta solo a noi decidere a chi dare la mano vincente. Push the button, direbbero i Chemical Brothers.

Bakasana, postura della Seconda Serie dell’Ashtanga Yoga

A chi vede nell’Ashtanga Yoga una pratica puramente fisica, ribatto sempre dicendo che nessuna pratica, più di questa, rappresenta una metafora della nostra esistenza. E nessuna pratica, più di questa, ci prepara ad affrontare le difficoltà e a navigarci attraverso. Naturalmente, se ci impegniamo ad eseguirla con dedizione, a partire dalla Prima Serie, perché “alla carlona” son buoni (quasi) tutti.

Francesca d’Errico

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